Oggi sono cento giorni che ho un nuovo compagno di viaggio: l’iPad.
Forse non è trascorso abbastanza tempo ma sicuramente è già sufficiente per farsi un’idea e rispondere alla domanda che tutti ci facemmo, nel gennaio 2010, quando Steve Jobs presentò al mondo: che cosa è e a cosa serve il tablet? Non voglio qui fare l’apologia della Mela anche perché è abbastanza scontata da parte mia, essendo – come dice un mio amico – Apple addicted.
Sicuramente il fermento tecnologico portato dai tablet, dalle App e dai servizi cloud stanno rivoluzionando il nostro modo di concepire e di usufruire della tecnologia. Quando venne presentato il primo iPad moltissimi furono scettici e pensarono che Jobs quella volta avesse fallito. I numeri hanno dato ragione a Cupertino e continuano a fornire una chiave interpretativo della nuova domanda di informazione e tecnologia che il mercato chiede.
Ovviamente possedendo molti oggetti della Apple per me è stato relativamente facile integrare la tavoletta nel mio flusso di lavoro: quello che non immaginavo però è che ha sostituito quasi del tutto la mia interazione con il computer.
Innanzi tutto il nuovo iPad è incredibilmente veloce e il suo processore e il suo giga di RAM si fanno sentire tutti. Poi naturalmente lo schermo, il famosissimo Retina Display, è semplicemente pazzesco: se Jobs presentò la prima tavoletta Apple come uno strumento per una nuova web experience, la facilità e la piacevolezza di navigare, leggere le e-mail, consultare i calendari, le principali proprie App sulla tavoletta (e con quella velocità) sono semplicemente spettacolari. Di fatto quando devo cercare qualcosa su internet o quando devo leggere le mail, o consultare facebook, il mio iMac non lo adopero più. Così come l’entertainment: avere sulla propria tavoletta tutte le TV che si vogliono, film, le applicazioni dedicate di RAI e SKY, i principali TG, rende il lavoro molto più piacevole. E quando la tavoletta non si può tenere in mano per via degli spazi (cioè sugli intasatissimi bus all’ora del rientro) l’iPhone ti viene in aiuto ( il melafonino è tornato per me ad essere praticamente soltanto un telefono, con qualche funzione in più, tipo twitter o la ricerca dei bus romani, i client VOIP, le mail, il meteo e la navigazione, poiché mi sembra ridicolo installarsi l’iPad sul cruscotto della macchina per farti indicare la strada …).
Leggere un quotidiano o un libro sulla tavoletta è fantastico: la sincronizzazione di note e segnalibri delle principali applicazioni, iBooks e Kindle, tanto per citare i più famosi, facilitano il compito della lettura.
Il numero di applicazioni presenti sui vari store è veramente enorme e anche se Apple è predominante in questo mercato anche chi ha tavolette basate su Android, l’OS mobile di Google, ha l’imbarazzo della scelta.
Dunque la domanda: sostituisce veramente il PC? E il telefonino? Più semplice secondo me rispondere alla seconda: non credo proprio. Ci sono troppe occasioni per cui è più probabile che una persona si trovi con il suo telefono nella giacca piuttosto che con in mano il suo tablet. E a parte le donne che hanno sempre le borse da Mary Poppins, noi maschietti è difficile che andiamo in giro con borselli stile anni ’70, tranne Formigoni come testimoniato dalle foto di Antigua nella vacanza pagata a conguaglio!
Alla prima domanda è veramente più difficile rispondere: forse “dipende” è la risposta esatta. Da cosa? Dal tipo di lavoro e forse dal tipo di formazione che si è ricevuto. Voglio dire ciascuno di noi è informaticamente figlio del 1984, del primo Macintosh, quello che presentò il mouse come strumento di puntamento sullo schermo, mantenendo un legame fisico tra braccio/mano ed occhi. Siamo inoltre figli delle cartelle, dei programmi che si installano in modo misterioso e soprattutto che si disinstallano in modo disastroso!
Siamo delle persone analogiche convertite al digitale e dobbiamo fare una mediazione, anche se inconsapevole talvolta, tra quello che vediamo e quello che conosciamo dal manuale di istruzione. Prendiamo invece un bambino di tre/quattro anni (il riferimento ovviamente è tutt’altro che casuale avendo una figlia ed una nipotina di questa età che si cimentano entrambe con l’iPad dei rispettivi genitori). Per loro la tecnologia è quella lì, per loro è normale che un libro elettronico si sfogli girando con un dito la pagina. Si stupirebbero ad esempio se leggessero lo stesso file pdf in un lettore nel quale invece la pagina si lascia scorrere verso il basso. Lo troverebbero assurdo. Questo è soltanto uno dei mille esempi che vede la nostra analogica generazione alla prese con una mutazione genetica della tecnologia. Il computer come lo conosciamo, come l’abbiamo amato ed odiato, sul quale abbiamo studiato non esiste più: ormai è altro. Tornando alla domanda sono certo che se tre anni fa, quando il PC di mia moglie cominciò a dare problemi, ci fosse stato l’iPad probabilmente avremmo preso il tablet, anziché il netbook, perché per consultare internet, e-mail, online banking, entertainment il tablet ha ucciso il netbook, non c’è partita.
Forse un discorso diverso riguarda i notebook di fascia alta, cioè quelli riservati ad una certa schiera di professionisti, grafici innanzi tutto, che hanno esigenze diverse. Sicuramente il tablet può essere per loro uno strumento complementare, delegando alla tavoletta tutto ciò che è business support, lasciando il notebook di fascia alta o il desktop (che forse sarebbe meglio in certi casi), ai compiti di creatività e di grafica spinta.
Veniamo ad esaminare le principali obiezioni alle tavolette: i programmi di office automation. Queste obiezioni spesso mi sembrano dei riflessi condizionati, come quando si diceva che per il Mac non c’erano programmi, non volendo vedere che in realtà le applicazioni per l’OS di Cupertino non solo vi erano ma costavano molto di meno di analoghe di Windows, confondendo l’enorme mercato parallelo di programmi piratati che gira attorno al sistema operativo Microsoft. In realtà di App per Office Automation ce ne sono veramente tantissime e alcune, con una modica spesa di nemmeno 15-20 euro, sono completissime, leggono e scrivono formati compatibili con la suite di riferimento che è sempre Microsoft Office. Poi da un po’ di tempo sono nate altre piattaforme, basate sul cloud computing, che stanno remotizzando e virtualizzando il sistema operativo e quindi le applicazioni. Da Onlive Desktop alla più recente Nivio, passando per CloudOn esistono praticamente delle App che ti consentono di avere su iPad anche un desktop Microsoft.
Forse questo ci aiuta a capire come mai la casa fondata da Bill Gates sia scesa in campo con Surface, la tavoletta interamente prodotta da Redmond, sconfessando decenni di piani industriali che vedevano Microsoft concentrata maggiormente sul software (e quindi sulla vendita di licenze) e non sull’hardware.
Certo per chi è melanomane come il sottoscritto mi fa sorridere, perché mille volte era stato schernito Steve Jobs per la sua ossessione maniacale al prodotto e al design, relegando il software non in secondo piano, ma come una parte del prodotto finito.
Probabilmente a Redmond hanno capito che il business delle licenze è destinato a tramontare e quindi è meglio concentrarsi su nuovi prodotti e nuovi servizi.
E veniamo alle principali opposizioni ad iPad e ai tablet in generale. La prima grande obiezione è la capacità di memorizzazione: giusto tutto sommato, con la visione del secolo scorso che si misurava in GB di hard disk. Il mio iPad ha solo 16 GB e a stento contiene tre/quattro film in HD, utili per meno di un terzo di un viaggio aereo intercontinenantale.
Il punto è che la capacità di memorizzazione è ormai aumentata dalla presenza di cloud service sempre più diffusa, spostando il tema dalla capienza dei dischi rigidi alla sicurezza delle informazioni contenute nei data center. Sto testando ultimamente moltissimi servizi di cloud storage e cloud desktop e posso dire che il problema dell’archiviazione è – almeno per me – superato, in termini di capienza, ma che rimane ovviamente nella sua interezza per ciò che concerne la sicurezza dei dati.
Ma la principale opposizione al tablet di Apple è invece relativa al sistema chiuso, al mancato accesso al file system e quindi al fatto che si possono installare soltanto le applicazioni presenti sull’App Store, quindi autorizzate a monte dalla stessa Mela: naturalmente per chi voglia sbloccare il dispositivo ciò è possibile, come sancito anche dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, però al prezzo (c’è sempre un prezzo) che la garanzia viene invalidata.
Ora naturalmente per molti, specialmente per i maniaci del complottismo, avere un oggetto sul quale non hai il controllo totale fa paura: io trovo invece molto comodo il fatto che non debba preoccuparmi di installare, disinstallare, controllare il SW. Passare da iTunes per me non è un problema, anzi trovo comodo il fatto che adopero alcune applicazioni per fare determinate cose, diciamo che sono anche più ordinato nella gestione quotidiana del lavoro. Il mondo delle App ha limitato la libertà del web o forse ha solo reso la rete un po’ più ordinata.
Comprendo quindi le obiezioni di chi vuole gli iDevice jailbroken ma non ne condivido le obiezioni, a meno che si vogliano costruire da sé delle applicazioni così speciali e così private che l’App Store di Apple è limitativo. Per il resto mi sembrano obiezioni di poco conto: ancora devo trovare l’applicazione che proprio manca tra le 700 mila. E se è vero che Microsoft è pronta a rilasciare una propria versione di Microsoft Office per iPad, dopo che anche Adobe si è convertita all’App Store, che altro manca?
Diverso il discorso per chi volesse installare applicazioni a pagamento piratate: qui il discorso però ricade su un tema che già trattai qualche tempo fa e cioè il fatto che per il SW, così come a suo tempo per la musica, non concepiamo il fatto che un prodotto, sia esso una App o un brano musicale, sia frutto del lavoro di qualcuno e come tale, quel lavoro, va remunerato. Certo il mercato si basa proprio sulla capacità di spesa per un certo prodotto da parte del consumatore e di fatti il costo a meno di un euro, o di un dollaro in US, di una canzone fu una scommessa che Jobs vinse contro tutte le Majors che invece volevano un prezzo più alto.
Quello che sta accadendo con le App è di fatto lo stesso e accadrebbe lo stesso con i libri se le varie case editrici non capissero che venderebbero molti più libri legalmente se gli e-book costassero molto di meno.
Infine l’ultima obiezione: la tastiera. Ad essere sinceri se uno scrive moltissimo la tastiera software è certamente limitativa, ma proprio per questo sono nate tantissime soluzioni wireless che consentono di avere una keyboard senza fili che trasformano l’iPad in uno strumento di produttività eccezionale.
Sono molto soddisfatto di questo nuovo arrivato (e sono grato a mio papà che me lo ha regalato per i miei quaranta anni) e sono assolutamente d’accordo con il fatto che fra qualche anno forse anche i notebook spariranno dalle nostre scrivanie, lasciando i produttori di computer a costruire solo macchine per attività specifiche e di fascia alta, con la battaglia che si trasferirà nella qualità di prodotti e servizi che verranno realizzati, nella sicurezza della conservazione dei dati, nella User Interface e nella User Experience. Quanto più saranno belli e facili da usare, tanto più i tablet andranno a ruba e forse anche negli uffici spariranno cavi e cavetti per far posto a strumenti operativi grandi come un libro.
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