Aspettando un altro weekend

Un mio carissimo amico, probabilmente dopo aver letto il mio post sullo scorso weekend, mi ha inviato – privatamente – un articolo interessante di Gennaro Carotenuto, che riprendeva uno dei punti che già avevo letto su questo post di Odifreddi.

La sera stessa, tornando a casa, ho disquisito della Beatificazione di Giovanni Paolo II, con una ex professoressa di Lettere, non credente e anticlericale, che non si capacitava di come tutte queste persone potessero riempire Roma per una tale manifestazione.

Torno sull’argomento perché mi preme precisare che non contesto quanto Odifreddi e Carotenuto scrivono: che su ogni figura della storia ci siano luci e ombre mi sembra scontato e ognuno è libero di sostenere qualsivoglia tesi. Quello che ho contestato invece ad Odifreddi era il tono di scherno e di disprezzo per un evento che ha coinvolto oltre un miliardo di persone.

Francamente non sono molto interessato al processo di canonizzazione della Chiesa Cattolica (e non ho competenza alcuna in materia) ma ciò che non ho capito di Odifreddi è la necessità di attaccare la sensibilità di chi ci crede: è questo suo atteggiamento che  mi dà fastidio perché se sei laico hai il dovere di comportarti da tale.

Se credi che Chiesa e Stato debbano essere separate rigorosamente è così che devi comportarti tu in primis. E su questo si possono trovare mille convergenze anche da chi è credente: d’altronde nel paese forse più religioso del mondo occidentale, gli Stati Uniti, la separazione è talmente netta (nella stessa Costituzione) che fa suscitare di invidia chiunque sia costretto a vivere tra concordati, 8xmille e esenzioni ICI!

E la differenza tra Odifreddi e Carotenuto è evidente: mentre il primo si erge a censore l’altro fa il giornalista, raccoglie e racconta i fatti.

Ed è per questo che mi arrabbio con chi come Odifreddi o Eco avrebbe la grande occasione di aiutare la classe dirigente di sinistra a partorire qualcosa di diverso da quanto negli ultimi anni hanno prodotto scimmiottando Berlusconi e il centrodestra, che non ha fatto altro che trovare sempre un nemico: i comunisti, i giudici, l’Inter …

Perché è francamente inutile per il Paese se tu continui a dire quanto sei “bello” e quanto sei “puro” e non capisci che per cambiare il Paese, per disossare la terra e riseminare qualcosa di positivo per la Nazione, è necessario anche sporcarsi le mani, scendere a compromessi, essere pragmatici.

Guardiamo agli Stati Uniti e alla differenza delle reazioni del popolo da una parte e dall’Amministrazione dall’altra rispetto al blitz contro Osama Bin Laden: mentre i cittadini americani esultano a mo’ di mondiale di calcio per la fine di Bin Laden, il Capo della Casa Bianca ha dimostrato – se mai ci fosse ancora bisogno – cosa sia avere a cuore le istituzioni del proprio Paese (oltre che dimostrare quanto sia necessario evitare di buttare altra benzina sul fuoco delle emozioni). Prima di andare in TV ha chiamato Bush jr. e Clinton e li ha informati di quanto avvenuto, condividendo con loro (e quindi soprattutto col primo che rappresenta una bella fetta di popolazione sostanzialmente contraria a questo presidente) il successo dell’azione militare, essendo stati i suoi due predecessori impegnati in un modo o nell’altro contro lo stesso terrorista. Non ci sono state polemiche stucchevoli sul passato da parte democratica: nessuno ha detto a Bush “noi siamo stati più bravi“.

Ci immaginiamo cosa sarebbe successo in Italia?

Nel nostro Paese siamo alla situazione paradossale che sia chi governa che chi si oppone è spaccato al proprio interno sulla posizione da tenere sulla Libia. E gli intellettuali italiani (quasi sempre di sinistra) storcono ancora una volta il naso davanti al fatto che è un dovere neutralizzare Gheddafi, possibilmente consegnandolo al Tribunale Internazionale de l’Aia, secondo la tradizione europea, perché è troppo ma troppo comodo dire che si è pacifisti e “sempre contro la guerra” quando poi la tua ignavia si traduce in uno sterminio di innocenti come troppo spesso è accaduto.

È vero la guerra fa schifo e nessuno vorrebbe mai adoperare l’opzione militare. Però a volte è necessario usare la forza per proteggere quelli che sono più deboli di noi, come spesso accade nelle più disgraziate situazioni sparse nel pianeta. Poi certo possiamo parlare di chi abbia responsabilità nell’aver armato dittatori più o meno esplicitamente, chi abbia baciato o meno la mano a Gheddafi. E guai a tacere le responsabilità: ma da lì all’ipocrisia ne corre!

Quanto sarebbe magnifico se anche da noi le istituzioni si rispettassero e chi ricopre i vertici non passi il tempo a soffiare sul vento delle proteste e ad aizzare sempre la folla come ultras di calcio!

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