La società (in)civile

Qualche giorno fa, mentre imperversavano le polemiche (preventive) sulla parata militare alla Festa della Repubblica, il TG Zero di Radio Capital, per bocca del suo direttore Vittorio Zucconi, lanciava una sfida ai parlamentari – Tonino Di Pietro in testa – che tanto si stavano sgolando per chiedere al Capo dello Stato di sospendere la festa, la parata o il ricevimento.

Il giornalista modenese chiedeva ai parlamentari un’offerta secca di mille euro a cranio (quindi si sarebbe raccolto circa un milione) per le zone terremotate. Il risultato è stato ovviamente zero! Ora probabilmente nessuno dei mille parlamentari avrà ascoltato Radio Capital ma chissà se non sia comunque arrivata alle orecchie almeno di chi adopera benino i media (Tonino in testa) e partecipa alla vita del popolo del web!

In ogni caso constato che nel fine settimana abbiamo avuto un ex ministro dell’Interno (per due volte), Maroni, che affermava che i soldi spesi per la Festa della Repubblica erano stati – testualmente - buttati nel cesso, mentre il leader dell’Italia dei Valori, già poliziotto e magistrato, nonché due volte ministro dei Lavori Pubblici, instaurava una battaglia verbale contro il Capo dello Stato.

Un noto polemista, il professor Odifreddi, scriveva ieri sul suo blog una filippica contro Napolitano e Ratzinger, e contro il dio dei terremotati che a suo dire avrebbe fatto meglio ad aprire voragini all’Altare della Patria e a San Siro per inghiottire uniformi e tonache in un colpo solo.

Mi ha colpito nel pensiero di Odifreddi la seguente frase  ”la società civile ha fatto appello al Presidente perché, in un momento di grave crisi economica, venisse risparmiata la decina di milioni di euro sprecata per far sfilare i soldati in pompa magna”.

La società civile? Ma che è stato fatto un referendum e non me ne sono accorto? E poi come si fa a chiamare civile quando i toni sono insultanti e denigratori? Ma non si possono esprimere opinioni diverse senza necessariamente insultare le persone ma difendendo – anche strenuamente – le proprie idee?

 

p.s. Conflitto di interessi: essendo un Ufficiale della Marina Militare in congedo ovviamente non la penso come Odifreddi e la sua cosiddetta società civile. Dico solo una cosa: che palle pensare che tutto sia spreco soltanto perché non è quello che voglio io …. 

Fondamentalisti laici

Stavo cercando qua e là nella rete furiose prese di posizione di laici, atei, agnostici, cultore del libera Chiesa in libero Stato di cavouriana memoria. Invano. Ma dove sono ad esempio gli Odifreddi, l’UAAR (unione degli atei e agnostici razionalisti), i radicali, i vendoliani, i dipietristi di fronte all’ennesimo attacco della Chiesa sull’autonomia della laicità dello Stato?
Dove sono i Ferraro, i Diliberto, i Grillo e grillini, i Pannella, i Bonino, i Coscioni, le Annunziata e tutti coloro che ogni volta che la Conferenza Episcopale Italiana apre becco sono pronti – giustamente – a stracciarsi le vesti rivendicando l’autonomia della Repubblica Italiana dalle gerarchie Vaticane?

Dove sono costoro di fronte ad una presa di posizione enorme sull’articolo 18 e su tutta la riforma del mercato del lavoro da parte dei vertici della CEI, non – si badi – di quattro parroci di provincia?

Se si deve essere laici bisogna esserlo fino in fondo e l’entrata nel dibattito politico da parte di Mons. Bregantini (il lavoratore non è una merce) e di Mons. Pompili, portavoce del Cardinale Bagnasco, doveva essere censurata all’insegna del fatevi gli affari vostri, la Chiesa non deve fare politica

Invece nulla.

Il professor Odifreddi due giorni fa sul suo blog scrive questo post: naturalmente si può anche condividere la ratio dell’intervento ma c’è un piccolo particolare. Il trasporto e la sicurezza del Santo Padre è interamente a carico della Repubblica Italiana in forza del Concordato fra Stato e Chiesa del 1929 e rivisto nel 1984. Quindi la polemica su questa storia qui mi sembra una solenne cavolata, dato che un accordo internazionale (questo è il concordato), si può modificare attraverso lo stesso strumento giuridico e non con un decreto amministrativo come i voli blu di ministri, amici, parenti e benefattori.

Sarebbe stato molto meglio che l’illustre matematico attaccasse le gerarchie ecclesiastiche per essere entrate ancora una volta nel dibattito politico italiano, anche se le posizioni sono vicine alla sinistra e ai laici.

Sarebbe stato un tantino più credibile.

Ma poi la coerenza con se stessi si sarebbe scontrata con l’opportunità del momento.

La carne  - si sa – è debole!

 

I figli dei fiori

Leggo sempre più in rete come stiano montando le polemiche per alcuni acquisti – non ancora finalizzati – da parte della Difesa di nuovi mezzi pesanti, caccia, navi e blindati, in futura dotazione all’Aeronautica, alla Marina e all’Esercito.

Tra i blogger il solito prof. Odifreddi che nel’ormai consueto attacco alle gerarchie ecclesiastiche aggiunge adesso quello a banche e difesa.

Ora fermo restando che Corrado Passera dovrà mantenere le promesse che ha fatto ieri sera in TV (per risolvere il conflitto di interessi) e  che la Chiesa Cattolica (e qualunque altra organizzazione religiosa) dovrebbe pagare l’ICI su immobili non adibiti al culto o ad opere caritatevoli (pensiamoci però un attimo a quanto, le varie chiese, si sostituiscano al welfare sociale che dovrebbe essere di competenza dello stato) mi fanno sorridere tutti questi autorevolissimi pareri sui mezzi delle nostre Forze Armate o sulle famose garanzie alle banche.

A volte non so se si rendono conto, questi censori e moralizzatori del bilancio pubblico, delle responsabilità che portano quando affermano pubblicamente le loro idee. Rimango basito, come Eugenio Scalfari lunedì sera da Lerner ha magistralmente osservato riguardo ad una fantomatica “abolizione” del debito pubblico, perché a volte si dicono dei veri e propri non sense, solo per cavalcare la giusta indignazione della gente, la paura delle popolazioni di trovarsi di fronte a debiti e a crisi, senza però riflettere sul ruolo che un opinion maker dovrebbe invece avere.

Ora è chiaro che chiunque può dire quello che vuole però  dovrebbe spiegarci anche come dovremmo risolvere i nostri problemi di bilancio pubblico e di vita privata se lasciassimo ad esempio fallire tutte le varie istituzioni bancarie e finanziarie che si trovano in difficoltà.

Non sono pro-banche solo che non sento mai l’alternativa. O meglio sento una voglia di “Islanda“, di non pagare il debito pubblico, senza però minimamente porsi il problema che la nazione dei ghiacci ha una popolazione  di 320.000 abitanti (ripeto trecentoventi mila abitanti), cioè meno della mia amatissima città natale, Catania, il cui buco di bilancio fu sanato con un provvedimento – di qualche centinaio di milioni – ad civitatem del precedente Governo. E chi paragona la mia adorata Argentina, e la sua famosa crisi del 2001, al nostro Paese non ha la minima idea di quello che sta dicendo, poiché i livelli, dei debiti, sono enormemente diversi.

Per quanto invece riguarda le spese militari, fermo restando che gli sprechi vanno sempre e comunque combattuti e quindi mi auguro che nella famosa spending review del Governo ci sia spazio per capire se questi 18 aerei siano tutti necessari o meno, gli odierni indignati del nostro scialacquare denaro pubblico per comprare i caccia probabilmente ritengono che questi mezzi siano – più o meno – dei giocattoli per quei pazzi in uniforme che si divertono a giocare alla guerra. Peccato che questi pazzi in uniforme poi siano gli stessi figli di una Nazione che li piange quando saltano per aria in Afghanistan o in Iraq, spesso anche per l’inadeguatezza dei mezzi stessi o per effetto di  ipocrite regole di ingaggio, frutto di astrusi e ipocriti compromessi politici per non turbare la sensibilità dei Turigliatto o dei Castelli di turno .

Naturalmente questi moderni figli dei fiori sono gli stessi che, non appena un dittatorello africano o mediorientale manifesta la sua forza bruta contro le popolazioni oppresse, sono pronte a scendere in piazza e a chiedere che l’Occidente faccia la propria parte per porre termine ai genocidi, alle torture e a tutto quello che di orribile i vari Saddam, Gheddafi, Ben Ali, Mubarak e adesso la new entry Assad, si sono divertiti a fare. Dimenticano – questi hippy del XXI secolo – che non è che poi i vari omicidi di massa li fai smettere solo con una telefonata e la minaccia di qualche sanzione, che avrebbe semmai l’effetto di affamare ancora di più i popoli, come dimostrato dal famoso embargo cubano che non mi sembra abbia sortito un grandissimo effetto sul potere di Castro!

E non credo nemmeno che pensino che basti qualche gavettone sui vari bunker per far recedere personaggi come Gheddafi o Saddam dal perpetrare le loro malefatte.

Farebbero bene al contrario a sostenere e a pretendere che in un momento di crisi dell’Unione come questo (perché la crisi dei debiti sovrani dei paesi dell’Euro non è altro che figlia dello stallo, dovuto agli egoismi nazionali, che impedisce la nascita dell’unione politica e militare dei sognati Stati Uniti d’Europa) si parta almeno dall’aspetto militare per creare una difesa comune per l’Europa, con il risultato di spendere efficacemente le risorse per gli eserciti comunitari e liberare risorse da impiegare in altri campi.

Altrimenti sarà pura demagogia parlare di caccia e navi.

A meno che si pensi che veramente Assad o Ahmadinejad si fermino con i mazzi di fiori al motto di Peace and Love.

Fancazzismi internazionali

Non sono un fondamentalista religioso, però quando leggo certe boutade di fine estate mi viene quasi voglia di diventarlo!

Allora riepiloghiamo: la settimana scorsa la BBC, la più autorevole emittente televisiva del Globo terrestre, decide di abolire le espressioni Before Christ e Anno Domini sostituendoli con Before Common Era e Common Era!

Ne aveva parlato Enrico Franceschini sul suo Blog e poi oggi il solito professor Odifreddi, che non gli sembra vero quando una notizia può consentirgli di scagliarsi contro Cristo!

Ora dico io ma se proprio volete essere politically correct che senso ha cambiare solo la dicitura prima e dopo un anno? E poi perché questo è il 2011 dell’Era Comune? Perché la chiamiamo “era comune“? E cosa è successo nell’anno zero tanto da porre in quell’anno l’inizio del conteggio dell’era comune?

Avrei alcune proposte alternative: potremmo porre l’anno zero al 1989 dell’era comune, quando il mondo che conosciamo cambiò completamente a seguito della caduta del muro di Berlino. Certo così facendo gli americani potrebbero arrabbiarsi perché forse preferirebbero l’11 settembre come giorno zero. E i giapponesi? Non è forse il giorno di Hiroshima il loro punto di inizio della nuova rinascita del Giappone, la loro Common Era? E noi italiani? Perché non ritornare a contare i giorni e gli anni da quel 21 aprile del 753 A.C. (o B.C.E.), insomma dal giorno 0 ab urbe condita?

Certo i padani si potrebbero arrabbiare e quindi dovrebbero cercarsi una loro qualche data di invasione celtica da porre a simbolo dell’inizio della loro era e che possa essere contrapposta all’impero romano! Ci sarebbe sempre il giorno della famosa discesa in campo …

I cinesi conteranno a partire dalla rivoluzione di Mao, i cubani da quella di Fidel, gli argentini e i cileni dal ritorno della loro democrazia e via in giro per il mondo potremmo avere un bel calendario ad nationem!

Scherzi a parte ma con tutti i veri problemi che ci sono in giro per il mondo e per l’isola britannica veramente il problema della BBC era quello della dicitura degli anni prima di Cristo, quindi per tutti quei programmi di storia antica? Perché per tutto ciò che riguarda la cronaca o la storia degli ultimi cento anni sono sicuro che nessuno, sano di mente, si riferisce al 1945 chiamandolo con la formula completa di A.D. 1945 (come sarebbe più corretto definirlo in latino). E veramente le minoranze religiose suddite di Sua Maestà la Regina Elisabetta si turbano davanti ad un libro di storia romana che parla delle guerre puniche avvenute oltre 2000 anni fa solo perché sono datate 200 B.C. e trovano molto più accettabile leggere 200 B.C.E.? E i cosiddetti laici di oltremanica alla Odifreddi trovano veramente questa delibera un qualcosa di politically correct per la tutela delle minoranze religiose, in un Paese in cui il capo dello stato è un monarca e  che è addirittura il Capo della Chiesa d’Inghilterra, quindi il capo soltanto di una parte della società, seppure maggioranza?

Io pensavo che in quanto a fancazzismi il ministro Brunetta fosse il re indiscusso: mi rendo conto che invece si tratta proprio di una vera e propria disciplina estesa in tutto il mondo e in qualunque professione. Se un matematico come Odifreddi perde tempo dietro a queste corbellerie, se un autorevole network televisivo si pone certi problemi, allora siamo all’istituzionalizzazione delle masturbazioni mentali (non vorrei chiamarle come si dice a Roma per non turbare i sudditi di Sua Maestà che adorano la sorellina della Duchessa di Cambridge, dal nome un po’ sconcio a Roma ma dal lato B indiscutibilmente apprezzato!).

 

p.s. Vorrei provare a cambiare il calendario di wordpress: così su questo blog i giorni saranno contati secondo il criterio M.P.E., My Personal Era! Così giusto per partecipare al gioco del fancazzismo mondiale! Solo che mi ricorderebbe sempre di essere nel quarantesimo anno di tale personal era e mi deprimerebbe troppo! 

Il Professore e la pace

Nel suo post sulla guerra in Libia, il prof. Odifreddi – citando la richiesta di Bossi e Maroni sulla fine della guerra in Libia – attacca a testa bassa il Presidente Napolitano e il Presidente Obama.

Riporto per facilità alcuni pezzi.

Cita le parole del Capo dello Stato, il prof. Odifreddi: “l’Italia non poteva guardare con indifferenza o distacco gli avvenimenti in Libia, un paese a noi così vicino e col quale abbiamo nel tempo stabilito rapporti così intensi”. E che “non poteva rimanere inerte dinanzi all’appello del Consiglio di sicurezza perchè si proteggesse una popolazione che chiede libertà, autonomia, giustizia”.

La prima affermazione del Presidente equivale a dire che l’intervento è giustificato perchè lì’Italia ha trascorsi coloniali in Libia. Argomento singolare, visto che semmai questi trascorsi sono da considerarsi delle colpe, e non dei meriti. E che scuse di questo genere sono spesso invocate dalle potenze ex-coloniali, Francia e Inghilterra in testa, per giustificare i loro tentativi di proseguire il colonialismo con altri mezzi e sotto altre forme.

La seconda affermazione del Presidente è formalmente corretta, perchè un appello generico del Consiglio di Sicurezza c’è stato. Ma è sostanzialmente scorretta, perchè un pressing specifico sull’Italia è stato fatto da Obama su Berlusconi, e la missione in Libia è gestita dalla Nato. Dunque, l’affermazione equivale a dire che l’intervento è dovuto perchè così ordinato dalla nostra potenza di riferimento, con la quale siamo stati, siamo e rimaniamo in rapporti di vassallaggio.

Siamo nel XXI secolo e continuiamo a parlare con parole e categorie di pensiero del Novecento: parliamo di passato coloniale e di vassallaggio verso gli Stati Uniti, ma non si legge – nell’intervento del matematico piemontese – mezza proposta per salvare la popolazione libica da un criminale come il colonnello Gheddafi.

E se Maroni già non dovrebbe neanche pronunciare quelle parole che ha pronunciato domenica, in quanto egli è un Ministro e per giunta dell’Interno del nostro Governo, il professor Odifreddi sposa una tesi strampalata che è sempre così comune tra i componenti del sedicente movimento pacifista.

Nel prosieguo del suo intervento Odifreddi mischia sapientemente le guerre in Afghanistan e in Iraq all’attuale vicenda libica, non considerando quanto queste tre “guerre” siano differenti per genesi e per causa. E se riguardo a quella in Iraq non ho avuto alcun dubbio nel condannarla, poiché mancava qualunque base di diritto internazionale per muovere mezzi militari contro Saddam (che restava comunque un dittatore sanguinario), nel caso dell’Afghanistan il discorso era più complicato. Una risoluzione delle Nazioni Unite era presente e soprattutto si erano dimostrati i collegamenti con l’allora governo afgano dei Talebani con l’organizzazione terroristica di Osama Bin Laden, responsabili degli attacchi dell’11 settembre 2001. E al di là dei soliti complottisti, capaci solo di concepire trame oscure degli americani ai danni di loro stessi, la strage delle Torri Gemelle, del Pentagono e dell’aereo caduto in Pennsylvania sono perfettamente considerabili come un attacco all’America (titolo di quasi tutti i giornali dell’epoca) e quindi ad un Paese dell’Alleanza Atlantica. Pertanto – giuridicamente – la guerra in Afghanistan è giustificabile. Naturalmente il come è stata condotta, con quali politiche e con quali criteri di collaborazione con il governo succeduto ai Talebani può essere fonte di perplessità, di condanna e di distinguo.

Sulla missione libica invece credo che il professore prenda una storica cantonata. Anche in questo caso l’ONU si è pronunciata ma il matematico ne prende subito le distanze, parlando di generico appello. A volte credo che le persone proprio non vogliano aprire gli occhi e non vogliano capire.

Mi capita anche su argomenti meno seri e più frivoli: c’è una sorta di mega fetta di prosciutto davanti a ciascuno degli occhi di molti osservatori che li rende ciechi di fronte agli avvenimenti. Ma cos’altro poteva fare la comunità internazionale di fronte al rischio che le popolazioni libiche si trovavano di fronte? Stare a guardare? Lavarsi le mani come Pilato?
Non riesco a concepire che razza di pacifismo sia questo.

Ricordo nel 1999 processioni intere di sedicenti pacifisti, capitanati da Armando Cossutta, recarsi sotto i ponti di Belgrado bombardata dalle aviazioni della Nato, per protestare contro quella guerra. Ma nessuno di questi pacifisti, che comunque almeno sulla carta dovevano avere una sorta di vicinanza con Milosevic, che si prodigasse per parlare con il dittatore serbo e lo obbligasse a porre fine al genocidio in Kossovo.

Anche allora i leghisti, con in testa Borghezio (sempre lui!), difendevano l’autodeterminazione del popolo serbo … infischiandosene se questa avveniva alle spese del popolo kossovaro, tanto era di religione islamica!

Non riesco a trovare una ricetta alternativa nelle parole di Odifreddi, così come in quelle di Giulietto Chiesa ad esempio. Sono sempre parole “contro” il colonialismo americano, il vassallaggio italiano nei confronti di Obama e dei suoi predecessori, ma mai che si senta una proposta secca, rapida ed efficace per porre fine alle sofferenze dei popoli.

Mi piacerebbe sapere infatti qual è l’alternativa per tutti questi personaggi, che oggi si stracciano le vesti contro la guerra in Libia, ad un appoggio militare ai ribelli. In che modo avrebbero risolto loro la questione se neanche l’amico intimo del Colonnello riusciva ad invitarlo ad andare via? Come avrebbero aiutato le popolazioni insorte, armate soltanto di tweet e di chat? E di fronte alla richiesta del Governo provvisorio di Bengasi (tra l’altro la bandiera di questo governo svetta sull’ambasciata in Italia, su via Nomentana a Roma), di un aiuto aereo per contrastare l’aviazione libica fedele al Raìs, che avrebbe risposto, il prof. Odifreddi, di pazientare un pochino fino a quando qualcuno riusciva a convincere Gheddafi a ritirarsi e indire libere elezioni e lasciare libertà di stampa, informazione, economia e via dicendo?

Mi chiedo se Odifreddi, e coloro che la pensano sempre come lui, abbiano mai riflettuto su una cosa: se nel 1943 gli alleati, dopo l’armistizio dell’8 settembre, avessero deciso di non aiutare militarmente la Resistenza, come sarebbe andata a finire? Si rendono conto che questa primavera araba è per il Maghreb ed il Medio Oriente quello che è stato per noi il biennio che ci ha portato alla liberazione dal nazi-fascismo? Si rendono contro – gli antiamericani di professione – che stiamo parlando di dittature allo stesso modo di quando vi erano nel Vecchio Continente? O le nostre valevano di più?

p.s. Riporto l’articolo 11 della nostra Costituzione, dato che viene spesso citato dai pacifisti:

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

Certo l’Italia non può muovere guerra per un confine o per sottomettere un altro popolo, ma non c’è scritto – nella nostra Costituzione – che bisogna stare inerti di fronte ai genocidi e ai massacri.

Aspettando un altro weekend

Un mio carissimo amico, probabilmente dopo aver letto il mio post sullo scorso weekend, mi ha inviato – privatamente – un articolo interessante di Gennaro Carotenuto, che riprendeva uno dei punti che già avevo letto su questo post di Odifreddi.

La sera stessa, tornando a casa, ho disquisito della Beatificazione di Giovanni Paolo II, con una ex professoressa di Lettere, non credente e anticlericale, che non si capacitava di come tutte queste persone potessero riempire Roma per una tale manifestazione.

Torno sull’argomento perché mi preme precisare che non contesto quanto Odifreddi e Carotenuto scrivono: che su ogni figura della storia ci siano luci e ombre mi sembra scontato e ognuno è libero di sostenere qualsivoglia tesi. Quello che ho contestato invece ad Odifreddi era il tono di scherno e di disprezzo per un evento che ha coinvolto oltre un miliardo di persone.

Francamente non sono molto interessato al processo di canonizzazione della Chiesa Cattolica (e non ho competenza alcuna in materia) ma ciò che non ho capito di Odifreddi è la necessità di attaccare la sensibilità di chi ci crede: è questo suo atteggiamento che  mi dà fastidio perché se sei laico hai il dovere di comportarti da tale.

Se credi che Chiesa e Stato debbano essere separate rigorosamente è così che devi comportarti tu in primis. E su questo si possono trovare mille convergenze anche da chi è credente: d’altronde nel paese forse più religioso del mondo occidentale, gli Stati Uniti, la separazione è talmente netta (nella stessa Costituzione) che fa suscitare di invidia chiunque sia costretto a vivere tra concordati, 8xmille e esenzioni ICI!

E la differenza tra Odifreddi e Carotenuto è evidente: mentre il primo si erge a censore l’altro fa il giornalista, raccoglie e racconta i fatti.

Ed è per questo che mi arrabbio con chi come Odifreddi o Eco avrebbe la grande occasione di aiutare la classe dirigente di sinistra a partorire qualcosa di diverso da quanto negli ultimi anni hanno prodotto scimmiottando Berlusconi e il centrodestra, che non ha fatto altro che trovare sempre un nemico: i comunisti, i giudici, l’Inter …

Perché è francamente inutile per il Paese se tu continui a dire quanto sei “bello” e quanto sei “puro” e non capisci che per cambiare il Paese, per disossare la terra e riseminare qualcosa di positivo per la Nazione, è necessario anche sporcarsi le mani, scendere a compromessi, essere pragmatici.

Guardiamo agli Stati Uniti e alla differenza delle reazioni del popolo da una parte e dall’Amministrazione dall’altra rispetto al blitz contro Osama Bin Laden: mentre i cittadini americani esultano a mo’ di mondiale di calcio per la fine di Bin Laden, il Capo della Casa Bianca ha dimostrato – se mai ci fosse ancora bisogno – cosa sia avere a cuore le istituzioni del proprio Paese (oltre che dimostrare quanto sia necessario evitare di buttare altra benzina sul fuoco delle emozioni). Prima di andare in TV ha chiamato Bush jr. e Clinton e li ha informati di quanto avvenuto, condividendo con loro (e quindi soprattutto col primo che rappresenta una bella fetta di popolazione sostanzialmente contraria a questo presidente) il successo dell’azione militare, essendo stati i suoi due predecessori impegnati in un modo o nell’altro contro lo stesso terrorista. Non ci sono state polemiche stucchevoli sul passato da parte democratica: nessuno ha detto a Bush “noi siamo stati più bravi“.

Ci immaginiamo cosa sarebbe successo in Italia?

Nel nostro Paese siamo alla situazione paradossale che sia chi governa che chi si oppone è spaccato al proprio interno sulla posizione da tenere sulla Libia. E gli intellettuali italiani (quasi sempre di sinistra) storcono ancora una volta il naso davanti al fatto che è un dovere neutralizzare Gheddafi, possibilmente consegnandolo al Tribunale Internazionale de l’Aia, secondo la tradizione europea, perché è troppo ma troppo comodo dire che si è pacifisti e “sempre contro la guerra” quando poi la tua ignavia si traduce in uno sterminio di innocenti come troppo spesso è accaduto.

È vero la guerra fa schifo e nessuno vorrebbe mai adoperare l’opzione militare. Però a volte è necessario usare la forza per proteggere quelli che sono più deboli di noi, come spesso accade nelle più disgraziate situazioni sparse nel pianeta. Poi certo possiamo parlare di chi abbia responsabilità nell’aver armato dittatori più o meno esplicitamente, chi abbia baciato o meno la mano a Gheddafi. E guai a tacere le responsabilità: ma da lì all’ipocrisia ne corre!

Quanto sarebbe magnifico se anche da noi le istituzioni si rispettassero e chi ricopre i vertici non passi il tempo a soffiare sul vento delle proteste e ad aizzare sempre la folla come ultras di calcio!

Un intenso weekend

Dopo un lungo weekend trascorso davanti alla TV per festeggiare due giovani ricchi, belli e famosi convolare a giuste nozze e per ricordare la figura di un “gigante” della storia, il papa polacco, neo Beato della Chiesa Cattolica, ecco che improvvisamente, alla stessa storia dell’umanità, viene impressa un’accelerazione attesa da quel tragico 11 settembre 2001 che sconvolse il mondo.

Stamattina avevo pensato ad un altro post per commentare sia il weekend appena trascorso che gli ultimi due post dal blog del Prof. Odifreddi su repubblica.it, nei quali il famoso matematico diceva la sua sui due eventi mediatici (ed altro ancora).

Poi la lettura delle nuove notizie sul blitz americano, che ha portato all’uccisione di Osama Bin Laden, ha inevitabilmente cambiato la scaletta, con quelle immagini forti dei festeggiamenti davanti la Casa Bianca.

E sono improvvisamente muto.

Rimango senza parole perché al di là del successo militare, ottenuto dai US Navy Seals e del quale ovviamente si è soddisfatti, non si può non restare perplessi di fronte ai festeggiamenti per la morte di un uomo. È chiaro che si tratta di una reazione emotiva abbastanza scontata di fronte ad un individuo che negli ultimi vent’anni ha dichiarato guerra agli USA e a tutto il mondo occidentale. A me sembra tuttavia che il festeggiare la morte di qualcuno sia sempre una sconfitta per l’essere umano e non posso che essere d’accordo con quanto dichiarato alla stampa dal Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi. È purtroppo il frutto di un clima di odio sul quale il terrorista saudita ha soffiato per anni e anni e che ha contaminato anche il nostro emisfero di valori, quel mondo occidentale che Osama ha voluto combattere nella vita. Era sicuramente impossibile prenderlo vivo e assicurargli un processo: troppo difficile da gestire, con il rischio che Osama si trasformasse in un’icona per gli stessi terroristi (come osserva giustamente Federico Rampini sul suo blog). Per fortuna Barack Obama ha puntualizzato che non si è in guerra contro l’Islam ma  il clima di festa nelle strade americane non aiuta il processo di pacificazione che il presidente americano descrisse nel suo famoso discorso a Il Cairo. Quello che ci si può augurare è che da questo evento, tanto aspettato dopo i quattro aerei usati come missili, si possa ricominciare a costruire un modo nuovo di convivere con chi non la pensa come noi.

E partendo da questo che non capisco proprio perché sia così difficile rispettare il credo e i sentimenti degli altri. Negli ultimi due post del prof. Odifreddi ho letto scherno e disprezzo per chi fosse così distante da lui o meglio da quella che lui crede sia la retta via.

Ancora una volta ho l’impressione che un certo laicismo/ateismo sia più “fondamentalismo” di quello islamico o di quello cristiano dei movimenti dei Neo/Teo-Con.

Leggere le parole di Odifreddi mi ha fatto arrabbiare: partiamo dai motivi più futili. William e Kate si sono sposati, il loro matrimonio è stato seguito in tutto il mondo da una marea di telespettatori e di web-spettatori. Ora, direi io al professore, non è che tutta questa gente (uno o due miliardi poco importa) siano dei deficienti soltanto perché hanno deciso di staccare la spina per quattro ore e far svagare la mente, sognare un matrimonio da favola per sé o per i propri figli, festeggiare insieme a due ragazzi, i due giovani parassiti, come li ha definiti il matematico. Ma che senso ha poi utilizzare espressioni come “parassiti” o “sorriso da gatta morta che il principino ha ereditato da sua madre“? Mi chiedo perché certi intellettuali, grandi geni nel loro campo e non solo, pensino sempre di trattare con supponenza, superbia e disprezzo chi invece magari non ha il loro stesso quoziente intellettivo o forse anche la stessa fortuna. Odifreddi mi ha ricordato Umberto Eco che, nella manifestazione milanese di contrasto a Silvio Berlusconi e alle sue abitudini del Bunga Bunga, ha ricordato che anche lui dorme poco la notte come il Premier ma … per leggere Kant!

Ah ecco!

Allora sì che la sinistra è in sintonia con la gente, che è proprio in mezzo al popolo, vero? Che sa parlare a tutti, eh?

Una volta Nanni Moretti, a piazza Navona, urlò contro Fassino, Rutelli e D’Alema che con quella classe dirigente lì la sinistra non avrebbe mai vinto. E aveva ragione.

Direi oggi  a Nanni: “ma non è che con questa classe intellettuale qui si vada molto lontano“! Quello che alcuni scrittori, intellettuali e politici, che si professano di sinistra, fanno fatica e ancora non comprendono è che contrastare le idee di Berlusconi non significa prendere quello che dice e dire (o fare) l’esatto contrario, perché si rischia di dire (o fare) delle cavolate estreme, proprio come quelle che il Cavaliere continua ad affermare.

Al professor Odifreddi chiederei ad esempio quale sia stato il fastidio che gli ha recato l’applauso al feretro di Pietro Ferrero: forse perché l’aver inventato la Nutella è una cosa spregevole mentre scoprire la soluzione a qualche misterioso problema matematico dell’Universo sia invece degno di menzione? Non credo che la famiglia Ferrero pretendesse il Nobel per i dessert, ma sono certo che sia quella famiglia che tutte quelle altre che lavorano per lei e per quell’azienda e che erano lì ad applaudire pretendano il rispetto per il loro lavoro, che magari non cambierà il mondo, ma sicuramente contribuisce a  rendere migliore il nome del nostro Paese in termini di arte culinaria, perché, caro Odifreddi, non si vive di sola scienza ma anche di pane (e perché no, nutella!).

Ma veniamo all’ultimo aspetto dei post di Odifreddi: non riesco a capire perché chi è laico o ateo debba attaccare riti e credo di chi non lo sia. Perché attaccare il Pontefice attuale e il suo predecessore confondendo politica e religione? A me sembra che certi fondamentalisti laici (o atei) rimproverino alla Chiesa Cattolica di ingerenza nella vita propria dello stato e delle sue leggi (rimprovero sacrosanto, si badi bene, perché la Chiesa dovrebbe soltanto occuparsi delle cose di Dio e non di Cesare), salvo poi scendere sullo stesso terreno dell’ingerenza quando si tratta di commentare vicende squisitamente religiose quali la Beatificazione di Giovanni Paolo II o il commento al Venerdì Santo dello stesso Benedetto XVI.

Perché mi chiedo chi professa libertà e laicità poi alla fine non concede ai credenti la libertà di elevare agli onori degli altari un papa molto amato e che – per quanto figura molto complessa e sicuramente non immune da errori – ha fatto la storia della Chiesa negli ultimi trent’anni. Quello scherno finale, al novello beato Giovanni Paolo II, con quel “non intercedere per noi! Prega per te stesso“, mi sembra talmente stupido che vorrei non fosse stato Piergiorgio Odifreddi ad averlo scritto.

O tempora o mores!“, si chiede il professore cuneese, “fino a quando abuserete della nostra pazienza? fino a quando continuerete a prendervi gioco di noi? fino a che punto si spingeranno le vostre idiozie?“.

Caro professore anche noi comuni mortali, che guardiamo una coppia di “parassiti” affacciarsi dal balcone di una palazzo e scambiarsi un bacio, ammirando il décolleté e il lato B della damigella dal nome romanescamente impronunciabile, che applaudiamo chi ha contribuito a rendere più gustose le nostre colazioni e che ammiriamo chi ha affrontato con la forza della sua immagine e della sua parola il blocco sovietico, ci chiediamo la stessa identica cosa!

Quando voi intellettuali  la smetterete di porvi sul piedistallo e non vi rendete conto di stare su un trespolo lontano dalla gente, quando voi cultori della scienza comprenderete che il vostro altissimo lavoro è possibile anche perché c’è gente più umile che svolge alcuni compiti che voi vedete sotto forma di servizi, quando voi fondamentalisti laici organizzerete una manifestazione rigorosamente laica nella Valle dei Templi di Agrigento e urlerete alla Mafia, a Cosa Nostra, a quello schifo di organizzazione criminale che ha distrutto e continua a distruggere la mia terra, di convertirsi e di mettersi in ginocchio al servizio degli uomini, della società civile e della scienza?

Unionbike

La nuova direzione del pianeta moto.

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Incombe saturazione del mio spazio mentale. E io mi avvalgo di uno virtuale.

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