Bill & Steve

Per noi italiani, abituati a vivere le nostre vite pubbliche come una sorta di grande stadio dove bisogna sempre dividersi e tifare contro, abituati come siamo sempre stati a dividerci in campanili e parrocchie, tra guelfi e ghibellini, fra guelfi bianchi e guelfi neri, fino alle celeberrime divisioni derivanti dall’esplosione dei grandi partiti di massa della Prima Repubblica, leggere di Bill Gates che si commuove ricordando Steve Jobs, forse non è tanto comprensibile.

Forse siamo rimasti ad una sorta di primordiale infantilismo, in campo sociale, politico e affaristico. Continuiamo a parlare di competitività e di mercato e poi alla fine non ci rendiamo conto che preferiamo sempre e comunque i monopoli, i duopoli o al massimo gli oligopoli. Mamma Fiat, Mamma Rai, Mediaset, Telecom, Enel, Eni.

Certo non è che Bill Gates sia stato un campione del mercato, dato che Microsoft è dominante sul business dei sistemi operativi e del software di ufficio (almeno finora).

Ma pensare che tra questi due enormi capitani d’industria, che nei loro rispettivi garage hanno inventato cose che ci hanno rivoluzionato la vita, ci fosse una stima umana, prima che professionale, è da esempio per chi vuol far diventare il nostro Paese normale da un punto di vista dell’imprenditorialità.

Questo pezzo mi ha ricordato un famoso evento del mondo della tecnologia quando Steve e Bill intervennero insieme a discutere di passato, presente e futuro dell’industria informatica, del quale segnalo proprio l’ultima battuta di Jobs sulla loro amicizia:

Forse da quando Bill Gates si è ritirato e Steve Jobs è passato a miglior vita, un po’ di nostalgia per quel mondo fatto di mistero, fra circuiti stampati e righe incomprensibili di codice, c’è ancora: specialmente adesso che la tecnologia sembra sia soltanto social e che tutto il nostro mondo debba chiudersi nei 140 caratteri di un cinguettio.

Anonimamente

Qualche tempo fa, prima dell’esplosione di Facebook e della vita social, nell’azienda dove lavora una mia cara amica, il Top Management decise di mettere su un blog con il quale condividere temi e vita aziendale con i propri collaboratori. Sembrava un’iniziativa interessante solo che bene presto divenne abusata da coloro che la sfruttavano soltanto per farsi belli con il capo supremo, magari spernacchiando e sparlando di superiori e colleghi, forti dei nickname, assolutamente irriconoscibili.

Dopo un po’ cessò di esistere.

C’era addirittura chi sosteneva che l’anonimato fosse una garanzia di libertà, come se anziché in Italia abitassimo in qualche stato canaglia o nella Libia di Gheddafi.

Questa storia mi è tornata in mente ieri dopo che anche Enrico Mentana è letteralmente sbroccato su Twitter, stufo dei troppi insulti anonimi che gli venivano recapitati.

Perché se è vero che chi gestisce un blog ha la possibilità di controllare chi commenta e anche il suo indirizzo IP, su Twitter e su Facebook siamo completamente in balia dei fake e degli anonimi.

Ne parla oggi anche Beppe Severgnini sul Corriere e qui vi è il testo anche on-line, nella sua rubrica con i lettori del Corriere.

La cosa che più mi deprime è che i sostenitori della bontà dell’anonimato, che garantirebbe con la segretezza dell’identità la maggiore libertà di dire quello che si pensa, sono spesso anche persone di un certo livello e non soltanto la normale feccia, come ci si aspetterebbe.

Ma evidentemente, come già detto per altri motivi, Leonardo Sciascia aveva visto lungo quando parlava di ominicchi e quaquaraqua.

 

La mamma dei cretini

Non c’è niente da fare! Per quanto noi esseri umani ci sforzeremo, con i nostri progressi e le nostre tecnologie, non riusciremo mai a comprendere il mistero del Creatore per cui Egli ha deciso di essere così misericordioso con i cretini e di averne lasciati così tanti nel mondo!

E come se non bastassero i fanatici idioti che hanno fatto esplodere gli ordigni in una giornata di festa a Boston, durante l’annuale maratona, ecco che puntualmente in rete (e non solo) arrivano i commenti dei più cretini sul fatto che piangiamo i nostri morti, cristiani e occidentali, restando indifferenti ai morti nelle aree più martoriate del pianeta.

Ma la cosa che più mi urta non è questa. Non è ascoltare dei cretini fare i commenti sul bambino di otto anni rimasto ucciso dai terroristi e paragonarlo con i suoi coetanei in Iraq o Afghanistan. Nessuno sano di mente farebbe dei confronti e coloro che li fanno hanno lo stesso cervello minuscolo di coloro che parlano di effetti collaterali quando i droni sbagliano bersaglio.

La cosa che più mi indigna e mi fa incazzare è che queste persone, magari con il portafoglio pieno di euro e di dollari, vanno poi a trascorrere le loro vacanze proprio in quel territorio, gli Stati Uniti d’America, che ignorantemente continuano a chiamare l’Impero, inseguendo quel mito anacronistico e storicamente fallimentare che è stata la società dell’eguaglianza per legge, eguaglianza per modo di dire come poi si scoprì una volta abbattuto il muro di Berlino.

Queste persone che poi, approfittando del dollaro debole e in barba alle loro teorie sull’eventuale uscita dall’eurozona, poi trascorrono le loro vacanze visitando magari proprio la più europea delle città degli Stati Uniti, Boston, che a chiunque abbia avuto la fortuna di visitarla trasmette una straordinaria aria di cultura, istruzione, convivenza e cordialità, piena zeppa di giovani universitari e di genti di ogni colore.

Purtroppo la mamma dei cretini è sempre incinta.

p.s. la foto che vedete, scattata in un pomeriggio di fine estate a Boston, potrebbe essere stata fatta in qualunque parco italiano. Una ragazza, asiatica se non ricordo male, in bikini che prende il sole. Una famiglia a passeggio tra i viali di un parco.

E il serial TV divenne realtà

Il martedì sera, su Fox Life, seguo il telefilm americano Scandal. Ha una trama intrigante che fa perno sull’elezione di un repubblicano alla Casa Bianca, Fitz Grant, ottenuta grazie alla manipolazione delle macchine elettorali di una contea dell’Ohio, il swing state per eccellenza negli Stati Uniti!

Per fortuna che da noi si vota ancora – nelle consultazioni ufficiali e non nei giochini di chi ritiene il web sovrano – con la matita e le schede.

 

Si fa presto a dire crescita

Venerdì pomeriggio, come un pirla alle prime armi su una moto, ho dimenticato di chiudere una tasca della mia giacca, aprendo quindi una falla nelle protezioni waterproof. Peccato che in quella tasca ci fosse il mio buon vecchio iPhone 3GS che come tutti gli strumenti elettronici non vede di buon occhio l’acqua!

Dopo aver provato tutti i rimedi suggeriti in rete, dall’asciugacapelli al barattolo di riso, ho alzato bandiera bianca e mi sono rivolto all’assistenza Apple. Ho prenotato sabato sera un intervento al Genius Bar del negozio della Mela più vicino e ieri pomeriggio sono andato al centro commerciale. Con la solita cordialità, che non sai mai se è solo un modo di corteggiarti oppure reale buona educazione, l’addetto al bancone dei geni mi ha suggerito prima di provare a cambiare il display touch screen. Costo dell’operazione 99 euro.

Autorizzo, firmando con il dito sullo schermo dell’iPhone del tecnico, il modulo d’ordine e attendo la riparazione. Dopo cinque minuti il tecnico, Alessandro, esce dal retro del negozio e mi comunica la ferale notizia. Il mio iPhone ha un difetto alla scheda video perché evidentemente l’acqua aveva combinato più danni di quelli che pensavamo. A quel punto la scelta era fra acquistare un altro smartphone oppure farmi sostituire l’apparecchio con uno nuovo al costo di 149 euro.

Accetto la sostituzione anche perché l’ultimo melafonino costa molto, minimo 729 euro, e il suo predecessore cento euro meno. E il modello immediatamente successivo al mio costa ancora 429 euro e ha la metà dello spazio, 8 Gigabyte contro i 16 Gigabyte del mio. Non avendo molta voglia di sottopormi al salasso decido di soprassedere alla tentazione di acquistare il nuovo melafonino, aspettando anche le prossime evoluzioni.

Ma la mia sorpresa sta nell’assoluta assenza, da parte dei tecnici di Apple, di qualunque spinta alla spesa, al consumo. Probabilmente forti del loro marchio e dalla fidelizzazione dei clienti, non hanno in nessuno modo orientato la discussione verso il nuovo acquisto. Anzi, al contrario. Ero io che – come spesso capita a chi si trova in quei santuari della tecnologia – ero un po’ dubbioso, pensando fosse l’occasione per passare al nuovo.

Alessandro, il tecnico, continuava a dirmi che la sostituzione con un apparecchio nuovo, per uno smartphone sì di tre anni ma dignitosissimo, era comunque una buona scelta, se non si volessero spendere i 700 e passa euro dell‘iPhone 5, escludendomi proprio l’eventualità degli altri due melafonini a listino.

Quando sono tornato a casa e ho cominciato l’operazione ripristino, cogliendo l’occasione per bonificare l’accumulo di spazzatura su iTunes, ho ripensato al rapporto cliente-venditore al quale avevo appena partecipato. Qui non si tratta di bontà di un prodotto, di un sistema operativo o di un sistema blindato. Forse ha ragione un mio amico che con 150 euro o poco più avrei potuto acquistare un Samsung più nuovo; forse hanno ragione coloro che pensano che la gabbia innalzata da Apple al loro sistema sia eccessiva; forse avranno anche ragione i moralisti che obiettano che Apple produce attraverso Foxconn in Cina, dimenticando che tutti, da Amazon a Google, producono in Cina; forse tutto questo però l’esperienza cliente all’interno dell’Apple’s Store è qualcosa di irripetibile ed ineguagliabile. Per qualità del servizio ricevuto.

Continuiamo a pensare, nel nostro Paese, soltanto l’aspetto delle fabbriche che chiudono e ci dimentichiamo che se lo fanno è anche perché da noi i clienti non sono trattati come tali.

La cultura americana del customer service è lontanissima dal nostro modo di concepire il business. Si continua a ritenere che il problema della crescita sia soltanto dovuto alla mancanza di denaro per i consumi e non ci si rende conto che coloro che avrebbero e che hanno da spendere si orientano sempre di più verso prodotti e servizi erogati da aziende straniere.

Così è per la principale azienda del nostro Paese, la Fiat, che si trova anni luce indietro rispetto alle case giapponesi e tedesche, soprattutto Toyota e Volkswagen, per restare nella fascia del ceto medio. E non è sempre un problema di prodotto, dato che in US l’azienda di Marchionne si è ripresa. Non comprendiamo che un conto è affermare il cliente ha sempre ragione e un altro è mettere su un insieme di processi e di procedure che realizzino tale massima.

Probabilmente nel segmento del lusso e dell’alta moda, dove la creatività italiana la fa da padrona, tale attenzione c’è. Ma al livello della Apple, certo un’azienda top nella tecnologia ma sempre di massa, c’è qualche azienda italiana in grado di erogare la stessa qualità del servizio al consumatore?

Perché si fa presto a parlare di conservazione dei posti di lavoro, di manodopera italiana, di piccole e medie imprese: ma i prodotti che poi devono essere acquistati dai clienti finali, ammesso e non concesso che ci sia la liquidità per acquistarli, sono veicolati in maniera tale che i clienti si sentono “coccolati” e non come spesso accade “coglionati“?

Contanti e maggioranza: pensierini domenicali

Mentre ascoltavo il servizio del telegiornale di SKY sull’ultimo postbancario” di Beppe Grillo, mi ritrovavo a leggere l’intervista a Giulia Sarti, parlamentare grillina, che minacciava l’occupazione dell’aula di Montecitorio, se non si verranno a formare le commissioni permanenti e raccontava le mirabilia del Movimento e delle sue decisioni prese sempre a maggioranza.

Ora al di là del fatto che io considero una inenarrabile cazzata quella di Grillo e del suo elogio del contante “che tutela di più“, posso pure ammettere che ci siano teorie di pensiero che spingano verso un maggior utilizzo delle banconote a scapito delle transazioni elettroniche e dei conti correnti, che favoriscono – a loro modo di vedere – le banche. Quello che trovo incredibilmente surreale è che non ci sia nessuno, all’interno del Movimento Cinque Stelle, che richiami il proprio capo ad un minimo di coerenza: insomma può il proprietario di un legittimo business – interamente on line – invocare l’uso del contante e mettere al bando le carte di credito e le transazioni elettroniche? O per la vendita dei suoi libri e dvd il denaro virtuale non puzza dello sterco delle banche?

È possibile che non esista nessuno che dica a Grillo che se si attuasse la misura da lui propagandata (e che in effetti serve solo per strizzare l’occhio a potenziali evasori!) sarà un po’ difficile convincere Google a portargli a Genova le camionate di banconote di euro di raccolta pubblicitaria?

E questi deputati e senatori, come Giulia Sarti, spacciata per dissidente dalla casta dei giornalisti ma che in realtà non la pensa come Grillo sull’atteggiamento verso il PD ma si adegua in nome della volontà della maggioranza, sono tutti allineati e coperti anche di fronte a queste teorie economiche? Proprio loro che sostengono di provenire in maniera trasversale dalla società civile, come se noi fossimo quella incivile verrebbe da dire!, possibile che abbiano tutti la stessa opinione sul contante? Loro che in massima parte sono laureati o diplomatica in informatica, ingegneria? Loro che utilizzano le nuove tecnologie per la loro propaganda?

Poi questa cosa della maggioranza non la capisco: ora è ovvio che se uno appartiene ad un gruppo parlamentare tendenzialmente di quel gruppo condivide le impostazioni di politiche generali. Ma non vuol dire che debba rinunciare a ragionare con la propria testa. Cosa vuol dire attenersi alle decisioni della maggioranza? E se la discussione non verterà più sulla fiducia a Bersani ma su temi etici, veramente questi parlamentari grillini rinunceranno alla loro coscienza per attenersi alla maggioranza del gruppo?

Ma sono persone o pecoroni?

p.s. gradirei da questo nuovo Parlamento che non si usassero più gli anziani come scusante per la limitazione del contante. Al di là del fatto che moltissimi hanno pensioni non molto alte, non voglio e non posso credere che i nostri over 70 (cioè individui che quaranta anni fa avevano 30 anni quando nacquero i primi bancomat) siano così tanto rincoglioniti e ignoranti rispetto ai loro coetanei al di là dell’Atlantico.

Spazio BP come Basta Pasta …

Per distrarre i miei quattro gatti assidui lettori (che si staranno facendo due enormi meloni seguendomi!), segnalo un blog – come dire - fratellino (e capirete subito perché!), SpazioBP http://spaziobp.wordpress.com che comincia la sua avventura nel mondo della rete!

In bocca al lupo, piccolo blog, e soprattutto in bocca al lupo alla sua autrice, della quale vado molto fiero ed orgoglioso.

 

p.s. per me BP è Basta Pasta … dato che vengo da un controllo medico …. sigh!

 

 

#PD – #M5S: streaming boxers

Finalmente dopo anni, decenni e secoli nel quale la politica, la partitocrazia, gli indegni esponenti delle nostre classi dirigenti, hanno complottato sulle spalle di poveri, ignari ed ingenui cittadini, i veri depositari della sovranità secondo la prima parte di un poco noto primo articolo della Costituzione, un importantissimo incontro fra il primo e il secondo partito del nostro bistrattato Paese andrà in onda gratis (si fa per dire!) per tutti coloro che vorranno.

Finalmente terminerà l’embargo che questa classe politica ha compiuto nei confronti di noi poveri e tartassati cittadini, che avremmo voluto occuparci di più della cosa pubblica se soltanto questo orrore dei rappresentanti dei partiti avessero parlato un linguaggio a noi comprensibile, colorito e farcito di gergo comune, senza le convergenze parallele di Aldo Moro e la questione morale di Enrico Berlinguer.

Finalmente fra qualche ora chiunque si troverà ad un tiro di schioppo da un calcolatore (mi francesizzo!) potrà ammirare la potenza della trasparenza in politica, di cosa significhi realmente che i cittadini possano controllare ogni singolo verbo pronunciato dai loro rappresentanti.

Finalmente la casa degli italiani, come l’ha definita la Presidente della Camera parlando di Montecitorio (il luogo dove gli italiani possano tutti sentirsi rappresentati), sarà una casa di vetro (segnalo a tal proposito l’arguto corsivo di Massimo Gramellini oggi sulla Stampa).

È veramente una bella sensazione quella di poter ammirare in diretta i duellanti darsele di santa ragione, con i cittadini a cinque stelle che manderanno a quel paese l’immondo ex ministro dell’industria Pierluigi Bersani, magari dimenticandosi che quando hanno rinegoziato quel mutuo per la loro impignorabile casa, spostandolo da un istituto di credito ad uno più conveniente, lo abbiano fatto in forza di una parte delle lenzuolate di liberalizzazioni del segretario del PD.

Sarà bellissimo poter finalmente ascoltare con le proprie orecchie i cittadini che le canteranno ai rappresentanti del Partito Democratico, rei di aver fatto un’opposizione all’acqua di rose al giaguaro, punendoli quindi a governare di nuovo con lo stesso felino.

Sarà meraviglioso poter guardare Vito Crimi e Roberta Lombardi asfaltare - con la forza dei fatti che non sfuggono mai ai cittadini -Pierluigi Bersani, pessimo ministro – a loro dire – delle Attività Produttive dei governi Prodi, esecutivi che non hanno combattuto l’evasione fiscale, scordando che nell’ultimo governo del Professore, Bersani e Padoa-Schioppa furono i due artefici della limitazione delle transazioni in contante, prontamente ripristinate dal genio assoluto del fisco che ha il nome di Giulio Tremonti.

Sarà meraviglioso fra un’ora guardare tutto ciò, così come è stato stupendo poter ammirare il dibattito interno alla riunione dei parlamentari del Movimento Cinque Stelle che dopo ampio dibattito hanno votato all’unanimità il voto contrario alla fiducia al costituendo Governo Bersani.

Per chi se lo fosse perso invito a cercare in rete la clip con il video integrale della bellissima riunione congiunta dei gruppi parlamentari pentastellati di Camera e Senato, per comprendere pienamente cosa significhi il passaggio da una gestione cupa e partitocratica dei partiti tradizionali, simili alle assemblee del Politburo del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, alla meravigliosa apertura e trasparenza del Movimento Cinque Stelle che coerentemente a quanto indicato nel Sacro Blog e nel Manuale del Buon Parlamentare, tutto viene discusso alla luce del sole affinché noi tutti cittadini, elettori e non del Movimento, entusiasti e scettici del nuovo modo di fare Politica, possiamo giudicare da soli.

Perché uno vale uno e anche noi – ascoltando il dibattito interno di una forza politica nuova, costituita da cittadini che pensano con la loro testa e non rispondono a nessuno se non al popolo sovrano della rete – possiamo finalmente sentirci partecipi della cosa pubblica.

 

p.s. Immagino che chi di voi sta leggendo queste parole si stia chiedendo per quale motivo non abbia linkato il video dell’incontro di di ieri a Montecitorio. Ma perché una bella caccia al tesoro è sempre molto stimolante ed aiuta la fantasia. Coraggio, cercate, gente, cercate. Non vorrete mica pensare che la riunione più importante di inizio legislatura, quella che potrebbe aprire uno squarcio nelle possibilità di un governo del cambiamento, non sia avvenuta con le persiane aperte? Quelli sono meccanismi da partiti vecchi e moribondi, dove un gruppo di politici di professione, che si sono arricchiti sulle spalle di ogni poveri italiani vittime del potere demo-pluto-giudo-massonico, decidono a porte chiuse senza un’assunzione pubblica di responsabilità, annientando il dissenso interno, come accadeva nella Mosca di Breznev.

Questo è il Movimento, l’arcobaleno dopo lo tsunami.

La pistola fumante

Il Sen. Avv. Cittadino (evviva Sant’Aita!) Mario Michele Giarrusso, con il quale – senza alcun merito da parte mia – ho l’onore di possedere le medesime origini etnee, condividendo la foto di un altro scienziato della politica su Facebook, ha finalmente trovato la prova provata dell’inciucio fra Pdl e PdmenoL: il matrimonio fra Nunzia Di Girolamo del PDL e Francesco Boccia del PD.

Ora a parte il fatto che ognuno in Italia ancora è libero di scegliersi il compagno che vuole, di qualunque sesso sia, il brillante avvocato catanese ha probabilmente omesso, per la sensibilità nei confronti di un minore, che i due deputati inciuciati hanno anche prolificato, mettendo al mondo una creatura che – stando alle tesi politiche sostenute nel Sacro Blog – è una sorta di mostro, di essere ibrido composto dai due partiti che hanno rovinato l’Italia.

Ora siccome non sono cieco e vedo che anche il papà della piccola Gea è un bel guaglione (sulla mamma è una banalità, anche perché era una conditio sine qua non per far parte della coalizione di Silviuccio Berlusconuccio), immagino che anche la bambina sia bellissima, come tutte le principessine quando giungono al mondo (ha nove mesi, la pupa). Pensate un po’ che inciucioni questi partiti: prendono i più bellocci, li fanno sposare fra di loro e sperimentano su di essi la prolificazione dell’inciucio per via genetica, una sorta di manipolazione del DNA con metodi naturali (che sarebbe una tro..ata, per chi non l’avesse capito).

E chissà se a questa piccola creatura non sarà stato impiantato anche un microchip, di quelli descritti dal suo collega deputato pentastellato cittadino a Ballarò, con il quale monitorare per sempre l’inciucio in saecula saeculorum. Amen!

Ok, scherzi a parte: questo è un Senatore della Repubblica, capito?

Poi dici che una ha nostalgia non solo di Fanfani ma anche di Andreotti.

 

p.s. Incredibilmente il senatore pentastellato ha rimosso dalla sua pagina FB la foto. Ma come? Questi campano sulla rete tutto il tempo e non sanno che una cosa che si posta è come un diamante De Beers? Per Sempre? O forse anche la cache di google fa parte del complotto giudo-pluto-massonico?

Avviso ai lettori del blog – coming out

A voi che leggete questo blog, cari amici, è giunto il momento di rivelarvi una cosa per me molto importante: sono – nel mio piccolo – un vero dittatore di internet.

Sì perché questo blog, come quello di tantissimi tenuti da altri blogger nel mondo, è basato su un software che consente di controllare i commentatori, il loro indirizzo IP, la loro nazione di origine. Consente di bloccarli e bannarli, come ad esempio accade nei nostri account Twitter e nelle nostre pagine Facebook, come quella che vedete qui linkata alla vostra destra.

Grazie alla piattaforma di WordPress, e sarebbe lo stesso per Blogger, Tumblr e tutte le principali piattaforme di blogging del mondo, noi – piccoli despota della rete – siamo in grado di decidere quando accettare un commento e quando rifiutarlo e possiamo anche – orrore, orrore! – modificarlo.

Direte voi: il buon Vincenzo Antonio Pistorio in arte Enzo sta rincoglionendo completamente a 41 anni!

Avete ragione per certi versi.

È che trovo molto difficile credere che ci sia veramente gente che pensa che un blog possa sostituire l’interazione fra esseri umani e costituire – in una piattaforma informatica – la base per il dialogo programmatico di qualunque organizzazione, politica, civile o religiosa che sia.

Trovo molto complicato da comprendere che ci siano molte persone, con un discreto bagaglio culturale e con la famosa laurea in tasca (a volte vorrei restituirla all’Università di Catania, sta benedetta laurea!), che possa pensare che la vera democrazia si possa realizzare attraverso strumenti informatici – freddi e senza la passione delle donne e degli uomini – senza porsi il minimo dubbio sulla gestione fondamentalmente assolutistica del gestore del blog o della piattaforma stessa.

E trovo anche molto folle pensare che un dibattito di qualunque tipo, sia esso politico, civile o religioso, possa tenersi soltanto attraverso un social network come Facebook o Google + o attraverso i 140 caratteri di Twitter.

Ora naturalmente tutto ciò accade per qualunque blog del mondo tranne per uno, quello più seguito del nostro Paese dove si è veramente realizzato il sogno di Pericle nel suo famosissimo Discorso agli Ateniesi del 461 a.C.

Soltanto uno, in miliardi di blog sparsi nel mondo, è la realizzazione piena della sovranità popolare, dove sebbene esso sia registrato ad un certo Emanuele Bottaro (almeno fino ad oggi) che non conosciamo pubblicamente, i server dove viene ospitato sono accessibili a chiunque ne faccia richiesta, ogni commento è libero e non viene spulciato e cassato, non vengono analizzati i flussi di traffico e di keywording, moderno sterco del demonio capitalista per orientare il consumatore.

E così ogni pagina sociale, ogni account cinguettante che si rifà al blog www.beppegrillo.it del Presidente del Movimento Cinque Stelle, primo non-partito con un non-statuto ma anche uno statuto, sono le uniche pagine sociali e gli unici account Twitter dove non si fa uso del banning per commenti e utenti sgraditi e non si fa uso di nessuna delle moderne tecniche di Search Engine Optimization e di Web Analysis per orientare i cittadini, a differenza di tutti gli altri blog del mondo, servi di Mammona, che invece, accecati dal dio denaro e dal dio potere, sono collusi con il sistema politico-mafioso che conosciamo bene e che pertanto sono da considerarsi dei nemici del popolo.

Soltanto un blog è libero in tutta la galassia mentre tutti noi che operiamo in rete e che utilizziamo servizi cloud siamo tutti complici del grande complotto demo-pluto-giudo-massonico che vuol impedire ai cittadini di buona volontà di ritornare in possesso dei propri diritti politici e della propria sovranità sulle loro vite.

 

p.s. Una mia amica mi ha fatto osservare che i suoi anziani genitori, non tanto avvezzi con queste nuovissime tecnologie, sarebbero non rappresentati in questo fantastico mondo della politica in rete. Ora poiché non credo (almeno per ora) che Beppe Grillo voglia perorare la causa dell’abbattimento della popolazione anziana o della loro privazione dei diritti politici (soprattutto perché per quanto si voglia presentare giovane si sta avvicinando all’età anziana!) forse potrebbe essere innovativo che ciascuno di noi che abbia un genitore, uno zio o un lontano parente o amico non molto avvezzo tra blog, social network e cinguettii, possa aiutarlo a partecipare alle decisioni – democraticissime – della rete attraverso lo strumento più famoso delle nostre primordiali comunità: la delega. Come in un’immensa e gigantesca riunione di condominio potrebbero – questi vecchi e pigri arnesi della società – delegare i più giovani e i più smart a partecipare a questi meravigliosi e liberi meet up in attesa che essi tolgano il disturbo e passino a miglior vita.

Ci sarebbe sempre l’alternativa che i parlamentari pentastellati si ribellino e chiedano maggiore autonomia di pensiero, come qualcuno ha cominciato a fare sabato pomeriggio a Palazzo Madama, però ci rendiamo conto che non si può pretendere una sistematica violazione del Codice di Comportamento degli eletti del Movimento, edizione riveduta e corretta del famoso testo di L. Ron Hubbard. 

Ah dimenticavo: oggi e domani i senatori rei confessi di oltraggio al Sacro Testo discuteranno se rimettere il loro mandato alla base dei loro elettori. Simpatica trovata questa, se non fosse totalmente errata da un punto di vista procedurale. Le dimissioni di un parlamentare non vengono discusse in rete dai potenziali elettori (potenziali in quanto non sai chi ti ha votato, sempre per quella bizzarra storia del voto segreto) né tanto meno da coloro che ti hanno votato alle consultazioni private, le Parlamentarie, che potenzialmente potrebbero aver conservato le preferenze espresse, ma che siamo sicuri siano state realizzate attraverso una piattaforma in grado di garantire l’anonimato dell’attivista pentastellato e la distruzione totale, globale, mondiale, nucleare di qualunque informazione si potesse ricondurre alla preferenza espressa.

Le dimissioni le accoglie o le respinge l’assemblea alla quale il parlamentare è stato eletto, sempre per quella strana cosa che viene chiamata libertà e che garantisce il singolo dalle possibili pressioni che giungono dall’esterno, magari da chi non è stato eletto in Parlamento ma che dirige, da Presidente, le attività di un determinato soggetto politico.

Naturalmente non è questo il caso di Beppe Grillo e del Movimento Cinque Stelle.

Oppure no?

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